Oggi sarò breve, perché è stata un’idea dell’ultimo minuto per onorare la “sei giorni” de los dias de los Muertos che si conclude oggi con la Commemorazione dei Defunti.
Tutti noi discendiamo da altri, tanti altri. E ci portiamo dietro senza saperlo tratti fisici, caratteriali ed emozionali. Per me è una domanda che mi pongo abbastanza costantemente. La difficoltà è che la conoscenza dei nostri antenati si ferma di solito ad un paio di generazioni: genitori e nonni, già sapere qualcosa dei bisnonni è tanto. Io di loro ho alcune foto, ma non so com’erano di carattere e quali erano i loro interessi. E mi chiedo spesso da chi ho preso, perché tra i pochi parenti noti e conosciuti non mi sembra mai di assomigliare a nessuno di loro. Quindi la domanda sorge spontanea: e io da chi ho preso?
Ho avuto l’oppurtunità di consultare l’albero genealogico, redatto dallo storico triestino Luigi De Jenner (1803-1868) di una famiglia nobile triestina dalla quale in parte discendo, e tra un’annotazione e l’altra leggo:
Cons. Elisabetta figlia di Giovanni Lodovico de Treuenbach Cameriere Imperiale presso l’I.R. Consiglio di Reggenza in Brno, n. 1729 a …, sposata in Hernals presso Vienna Agosto 1748 (2).
Fu una donna per quei tempi molto colta di spirito ed educazione, e non priva d’ambizione, copiò di sua mano una descrizione genealogica della famiglia Bonomo scritta nel 1627.
Sorrido con stupore. Almeno questa, sulla mia passione per la genealogia, la so. C’è anche un suo ritratto esposto in un museo in città. Poter vederla a distanza di secoli è un’altra grande soddisfazione.
E mi si perdoni se oggi la saluto affettuosamente con un “Ciao, nonna!”

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