Il perchè delle costellazioni animali ad approccio animologico immaginale

Quando si parla in pubblico si cerca sempre di dire tutto ciò che si ha da dire, ma inevitabilmente alcune riflessioni vengono fuori dopo, almeno per me, quando la sera prima di addormentarmi ripenso al discorso, che più o meno mi ero preparata. Questo accade per le interiezioni che ci sono quando si cerca un dialogo con gli altri, che non per forza è fatto di parole, ma anche e soprattutto di sguardi.

Anche le costellazioni sono un dialogo, un dialogo con una parte di noi che non conosciamo o teniamo prevalentemente nascosta. Le costellazioni parlano “”in pubblico di noi, e anzi chiediamo loro e “al pubblico” di raccontarci ciò che in linea di massima ci sfugge di noi stessi. Per questo c’è bisogno di fare un atto di fede nei confronti del gruppo che si viene a creare, ed è così che ieri sera dopo la conferenza di presentazione sulle costellazioni animali che terremo a fine mese mi è venuto in mente che alla base costellazioni più che un gruppo, c’è un branco!

Chiaro che gli animali sono il mio pane quotidiano per il lavoro che faccio, ma a volte non finisco mai di stupirmi di quanto possono sempre insegnare, anche nel dettaglio di piccole cose che sembrano scontate. Il branco non è un generico gruppo “X” formato da un tot di persone, ma un gruppo dove gli individui che ne fanno parte si mettono nelle mani (zampe) degli altri. Questo tipo di gruppo è fondamentale per le costellazioni ed è per questo che necessita di essere compatto, non si può pensare solo a sé stessi, ma si pensa alle necessità di tutti per quel frangente di vita in cui si decide di fare branco, è un’esperienza molto forte di condivisione.

Fare branco è importante anche per il campo informazionale (o morfogenetico) scoperto e teorizzato dal biologo inglese Shaldrake, che si viene a creare durante le costellazioni e che è anche alla base di esse. Gli animali lo usano per scambiarsi informazioni, alcune specie più di altre, come pesci ed uccelli quando in maniera molto fluida cambiano formazione o direzione. È il loro modo di connettersi gli uni agli altri e lo usano anche tra specie diverse. Vi siete mai chiesti perché ci sono sempre più casi di cani e gatti che convivono pacificamente rispetto ad una volta che invece sembrava impossibile tanto che era si è diffuso il modo di dire “essere come cane e gatto”? Perché nel momento in cui c’è stato un tentativo di convivenza tra le due specie andato a buon fine, la notizia è passata di cane in gatto tramite il campo informazionale, tanto che poi anche gli altri cani e gatti hanno iniziato a vivere serenamente insieme. La natura è piena di innumerevoli tentativi e prime esperienze, si tende definire il cambiamento a catena dei comportamenti “per imitazione”, e l’imitazione avviene sempre grazie ad uno scambio di informazioni.

Di recente mi è capitato di sentir definire le costellazioni animali “di nicchia” rispetto alle classiche costellazioni famigliari. Ero la prima a pensarlo, ma ora credo che diano un qualcosa in più per vari motivi: innanzitutto come già preannunciato sopra non includono esclusivamente il campo informazionale della specie umana (la nostra!) bensì di tutte le specie animali, e quindi porta con sé un notevole bagaglio di informazioni in più. Inoltre non è necessario avere per forza un animale in casa per fare costellazioni animali, sebbene la dinamica familiare nella quale c’è un animale è chiaramente uno dei vari livelli sul quale può lavorare la costellazione. Si può lavorare anche sull’avversione nei confronti di un animale particolare, ma anche su un animale, non necessariamente domestico, dal quale si è particolarmente attratti, che può rivelarsi un animale totem, di medicina o un’immagine che porta con sé determinate idee, valori e principi. 

Bisogna ricordare che gli animali accompagnano DA SEMPRE la vita dell’uomo. Fin dai tempi più remoti abbiamo esempi più pratici e cruenti come la consuetudine di cacciarli per mangiarli, farne pellicce ed utensili atti alla mera sopravvivenza, ma anche esempi di saggezza popolare, storie, leggende nelle quali venivano portati su un vassoio d’argento come archetipi e deità, basta pensare alle favole di Esopo e alle divinità egizie. Studi recenti hanno inoltre confermato che una differenza sostanziale tra l’homo sapiens e l’uomo di Neanderthal è che quest’ultimo non riuscì mai ad entrare in stretta relazione con un animale come invece fece l’homo sapiens  con il cane, tanto che ciò potrebbe aver contribuito in modo determinante alla sua estinzione.

Capite quanto sia fondamentale il ruolo degli animali nelle nostre vite? Tutto ciò non sempre riesce ad essere chiaro poichè viviamo in un mondo che abbiamo costruito sempre più a misura nostra non tenendo conto delle capacità e delle esigenze fisiologiche, cognitive ed emotive degli animali.

E poi, e poi c’è l’anima. Le nostre e le loro. Altro punto di grande importanza nel contesto delle costellazioni sia per noi che per loro. Io dico sempre che se non avessi frequentato la scuola di Couseling ad approccio animologico immaginale, molto probabilmente non saprei ancora definire bene quale parte di me è l’anima e credo che a riguardo ci sia ancora molto confusione e poca informazione in giro. Prima di continuare a leggere, fermatevi per un momento, chiedetevi cos’è l’anima e come la definireste. È stato facile? Io nel mio percorso formativo ho imparato ad individuare come anima quella parte di me che è eterna, ricorda e prova emozioni. Avete mai fatto caso che nella religione cattolica anche senza l’idea della reincarnazione, l’anima è comunque eterna? Una volta morti, va in paradiso o all’inferno e resta lì per sempre. Quindi la concezione di eternità è ben radicata in noi, anche se la maggior parte delle volte non ci facciamo caso perchè giustamente concentrati sulla vita che stiamo vivendo. E avete presente i dejavù? Ecco, possibile che una parte di noi ricordi effettivamente qualcosa di già vissuto, ma in un’altra vita? Ed infine vi siete mai chiesti perché una stessa immagine vista alla tv provoca emozioni diverse, a volte anche molto struggenti e senza un motivo plausibile, a ognuno di noi? Ecco, questa è la nostra parte anima, che in questa vita accompagna il nostro io anagrafico all’interno del nostro corpo fisico, assieme allo spirito, che non è l’anima, bensì quella parte di noi che portatrice di idee, principi e valori sempre all’interno del nostro essere.

Per provare che gli animali hanno l’anima basta chiedersi se provano emozioni, e mi pare intuibile che la risposta sia si, basta pensare alla gioia che un cane dimostra quando ci fa le feste. Da qui si può capire come si può allora lavorare anche su tutto il resto che riguarda l’anima e l’animale, che oltretutto al suo interno ha la stessa parola anima, non dimenticando quanto invece sia stato molto più pubblicizzato nei secoli la potenzialità dello spirito (idee, principi e valori) degli animali, forse perchè molto più facile da accettare in un mondo dove l’uomo è stato messo al centro di tutto come essere supremo. Affermare che anche gli animali hanno un’anima significa scendere di qualche gradino e metterci sempre di più sullo stesso piano. Un piano che ci permette di sentirli, ascoltare cosa hanno da dirci e apprendere anche da loro. Un piano che ci rimette in connessione con la Natura, senza togliere niente alla nostra natura umana.

Ecco perché è importante avere ben chiaro cosa tratta l’approccio animologico immaginale e perché è di grande sostegno sia per l’uomo che per gli animali. Per me lavorare con gli animali non significa solo avere a che fare con animali esistenti dal punto di vista fisico, bensì con tutto ciò che compete anche nel cosi detto mondo invisibile, cioè quello dell’anima e dello spirito.