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Storia di una Fogliolina

Lo so che di foglie al mondo ce ne sono e ce ne sono state tante, forse più delle stelle nell’universo intero, ma io questa storia ve la voglio raccontare lo stesso, perchè per me questa fogliolina è stata unica, forte della sua individualità, anche se fogliolina generica di una pianta che sinceramente non so nemmeno che specie sia. Ma andiamo con ordine…

La pianta su cui è sbocciata Fogliolina mi è stata regalata quando ho aperto lo studio, e quando chiesi come prenderme cura, che già di mio non ho propriamente il pollice verde, mi fu risposto “dagli una spruzzatina ogni tanto”.

Una pruzzatina ogni tanto si rivelò essere una raccomandazione molto generica oltre che del tutto soggettiva, tanto che dopo sei mesi la pianta era rimasta senza foglie. Per niente convinta che fosse solo a causa dell’inverno decisi così di portarla a casa con me per prendermene maggior cura. Mi dispiaceva molto vederla così sciupata, anche perchè, anche se so che potrebbe non sembrare, ma l’avevo presa a cuore: mi era stata simpatica fin dall’inizio.

A casa continuavo a non sapere che pianta fosse, ma partii dal presupposto che la mia pruzzatina ogni tanto doveva essere decisamente più frequente e abbondante, visto che anche il tronco della pianta che una volta era bello cicciottoso e pieno d’acqua, ora dava l’impressione di essere sull’asciutto andante.

Passarono le settimane in cui abbondavo con l’acqua e avevo iniziato anche a parlare con la pianta, le dicevo che mi dispiaceva tanto averla ridotta così, le chiedevo di non morire, anche se sapevo che potevo aver iniziato a prendermi cura di lei troppo tardi. Passavo un po’ di tempo con lei tutte le sere prima di andare a dormire, finchè una giorno mi accorsi che stava sbucando un timido germoglio: c’era una puntina verde su quel ramo apparentemente secco! Ero contenta ed entusiasta come quando all’asilo spunta finalmente la piantina del fagiolo messo a riposare nell’ovatta qualche tempo prima.

Da quel giorno è passato un po’ più di un anno, sono cresciuti sei rami nuovi e tante tante foglioline, delle quali alcune un po’ storpiette. A me che tendo ad essere un po’ perfezionista queste cose danno fastidio alla vista, tanto che, giusto per dirne una, anche il film “Alla ricerca di Nemo” non mi era piaciuto molto a causa della pinna atrofica. E chiaramente Fogliolina era una di quelle, che però non mi sarei mai permessa di staccare per un fattore puramente estetico dopo tutto quello che avevo fatto passare alla pianta per via della mia negligenza ed ingenuità. Così Fogliolina crebbe tranquilla, indisturbata sotto la mia vista, e mi abituai a lei come alle altre foglioline atrofiche che ogni tanto sbucavano.

Di recente però spostando la pianta, l’ho lasciata senza volere alla mercé di Nina, la mia gatta, che giocando con le foglie, ha dato un’unghiata a Fogliolina e “zac!” l’ha sfregiata in volto… (si può dire così di una foglia?!?!). Quando ho cercato di ricongiungere quel lembo di foglia su Fogliolina con mio enorme stupore ho visto che lei reagiva producendo un liquido bianco, credo la linfa, che sembrava proprio la colla Vinavil e proprio a ciò serviva: riattaccarsi addosso il pezzo tolto! Sono rimasta senza parole quando ho visto che nel giro di pochi secondi quel pezzo di foglia tagliata di netto stava di nuovo attaccato a Fogliolina! E ho capito da chi l’uomo ha preso spunto quando ha inventato appunto la colla…

Sono le piccole cose che ti fanno vedere il mondo da una prospettiva diversa da quella antropocentrica, dove l’uomo è posto al centro di tutto e sopra ogni parte. Ed io ad oggi ho imparato anche questo da Fogliolina… che la colla non l’ha inventata l’uomo, ma la Natura!

Nei giorni seguenti ho seguito Fogliolina che cercava di ridare linfa vitale a quella parte di foglia strappatagli da Nina. Sebbene fosse riuscita a ricucirsela addosso una parte stava chiaramente perdendo vita o forse ancora lottando, lo si vedeva dal colore diverso che aveva preso una parte di Fogliolina. Poi un giorno è caduta e mi è dispiaciuto parecchio, perchè io con una fogliolina non avevo mai passato così tante avventure come con Fogliolina…

Il perchè delle costellazioni animali ad approccio animologico immaginale

Quando si parla in pubblico si cerca sempre di dire tutto ciò che si ha da dire, ma inevitabilmente alcune riflessioni vengono fuori dopo, almeno per me, quando la sera prima di addormentarmi ripenso al discorso, che più o meno mi ero preparata. Questo accade per le interiezioni che ci sono quando si cerca un dialogo con gli altri, che non per forza è fatto di parole, ma anche e soprattutto di sguardi.

Anche le costellazioni sono un dialogo, un dialogo con una parte di noi che non conosciamo o teniamo prevalentemente nascosta. Le costellazioni parlano “”in pubblico di noi, e anzi chiediamo loro e “al pubblico” di raccontarci ciò che in linea di massima ci sfugge di noi stessi. Per questo c’è bisogno di fare un atto di fede nei confronti del gruppo che si viene a creare, ed è così che ieri sera dopo la conferenza di presentazione sulle costellazioni animali che terremo a fine mese mi è venuto in mente che alla base costellazioni più che un gruppo, c’è un branco!

Chiaro che gli animali sono il mio pane quotidiano per il lavoro che faccio, ma a volte non finisco mai di stupirmi di quanto possono sempre insegnare, anche nel dettaglio di piccole cose che sembrano scontate. Il branco non è un generico gruppo “X” formato da un tot di persone, ma un gruppo dove gli individui che ne fanno parte si mettono nelle mani (zampe) degli altri. Questo tipo di gruppo è fondamentale per le costellazioni ed è per questo che necessita di essere compatto, non si può pensare solo a sé stessi, ma si pensa alle necessità di tutti per quel frangente di vita in cui si decide di fare branco, è un’esperienza molto forte di condivisione.

Fare branco è importante anche per il campo informazionale (o morfogenetico) scoperto e teorizzato dal biologo inglese Shaldrake, che si viene a creare durante le costellazioni e che è anche alla base di esse. Gli animali lo usano per scambiarsi informazioni, alcune specie più di altre, come pesci ed uccelli quando in maniera molto fluida cambiano formazione o direzione. È il loro modo di connettersi gli uni agli altri e lo usano anche tra specie diverse. Vi siete mai chiesti perché ci sono sempre più casi di cani e gatti che convivono pacificamente rispetto ad una volta che invece sembrava impossibile tanto che era si è diffuso il modo di dire “essere come cane e gatto”? Perché nel momento in cui c’è stato un tentativo di convivenza tra le due specie andato a buon fine, la notizia è passata di cane in gatto tramite il campo informazionale, tanto che poi anche gli altri cani e gatti hanno iniziato a vivere serenamente insieme. La natura è piena di innumerevoli tentativi e prime esperienze, si tende definire il cambiamento a catena dei comportamenti “per imitazione”, e l’imitazione avviene sempre grazie ad uno scambio di informazioni.

Di recente mi è capitato di sentir definire le costellazioni animali “di nicchia” rispetto alle classiche costellazioni famigliari. Ero la prima a pensarlo, ma ora credo che diano un qualcosa in più per vari motivi: innanzitutto come già preannunciato sopra non includono esclusivamente il campo informazionale della specie umana (la nostra!) bensì di tutte le specie animali, e quindi porta con sé un notevole bagaglio di informazioni in più. Inoltre non è necessario avere per forza un animale in casa per fare costellazioni animali, sebbene la dinamica familiare nella quale c’è un animale è chiaramente uno dei vari livelli sul quale può lavorare la costellazione. Si può lavorare anche sull’avversione nei confronti di un animale particolare, ma anche su un animale, non necessariamente domestico, dal quale si è particolarmente attratti, che può rivelarsi un animale totem, di medicina o un’immagine che porta con sé determinate idee, valori e principi. 

Bisogna ricordare che gli animali accompagnano DA SEMPRE la vita dell’uomo. Fin dai tempi più remoti abbiamo esempi più pratici e cruenti come la consuetudine di cacciarli per mangiarli, farne pellicce ed utensili atti alla mera sopravvivenza, ma anche esempi di saggezza popolare, storie, leggende nelle quali venivano portati su un vassoio d’argento come archetipi e deità, basta pensare alle favole di Esopo e alle divinità egizie. Studi recenti hanno inoltre confermato che una differenza sostanziale tra l’homo sapiens e l’uomo di Neanderthal è che quest’ultimo non riuscì mai ad entrare in stretta relazione con un animale come invece fece l’homo sapiens  con il cane, tanto che ciò potrebbe aver contribuito in modo determinante alla sua estinzione.

Capite quanto sia fondamentale il ruolo degli animali nelle nostre vite? Tutto ciò non sempre riesce ad essere chiaro poichè viviamo in un mondo che abbiamo costruito sempre più a misura nostra non tenendo conto delle capacità e delle esigenze fisiologiche, cognitive ed emotive degli animali.

E poi, e poi c’è l’anima. Le nostre e le loro. Altro punto di grande importanza nel contesto delle costellazioni sia per noi che per loro. Io dico sempre che se non avessi frequentato la scuola di Couseling ad approccio animologico immaginale, molto probabilmente non saprei ancora definire bene quale parte di me è l’anima e credo che a riguardo ci sia ancora molto confusione e poca informazione in giro. Prima di continuare a leggere, fermatevi per un momento, chiedetevi cos’è l’anima e come la definireste. È stato facile? Io nel mio percorso formativo ho imparato ad individuare come anima quella parte di me che è eterna, ricorda e prova emozioni. Avete mai fatto caso che nella religione cattolica anche senza l’idea della reincarnazione, l’anima è comunque eterna? Una volta morti, va in paradiso o all’inferno e resta lì per sempre. Quindi la concezione di eternità è ben radicata in noi, anche se la maggior parte delle volte non ci facciamo caso perchè giustamente concentrati sulla vita che stiamo vivendo. E avete presente i dejavù? Ecco, possibile che una parte di noi ricordi effettivamente qualcosa di già vissuto, ma in un’altra vita? Ed infine vi siete mai chiesti perché una stessa immagine vista alla tv provoca emozioni diverse, a volte anche molto struggenti e senza un motivo plausibile, a ognuno di noi? Ecco, questa è la nostra parte anima, che in questa vita accompagna il nostro io anagrafico all’interno del nostro corpo fisico, assieme allo spirito, che non è l’anima, bensì quella parte di noi che portatrice di idee, principi e valori sempre all’interno del nostro essere.

Per provare che gli animali hanno l’anima basta chiedersi se provano emozioni, e mi pare intuibile che la risposta sia si, basta pensare alla gioia che un cane dimostra quando ci fa le feste. Da qui si può capire come si può allora lavorare anche su tutto il resto che riguarda l’anima e l’animale, che oltretutto al suo interno ha la stessa parola anima, non dimenticando quanto invece sia stato molto più pubblicizzato nei secoli la potenzialità dello spirito (idee, principi e valori) degli animali, forse perchè molto più facile da accettare in un mondo dove l’uomo è stato messo al centro di tutto come essere supremo. Affermare che anche gli animali hanno un’anima significa scendere di qualche gradino e metterci sempre di più sullo stesso piano. Un piano che ci permette di sentirli, ascoltare cosa hanno da dirci e apprendere anche da loro. Un piano che ci rimette in connessione con la Natura, senza togliere niente alla nostra natura umana.

Ecco perché è importante avere ben chiaro cosa tratta l’approccio animologico immaginale e perché è di grande sostegno sia per l’uomo che per gli animali. Per me lavorare con gli animali non significa solo avere a che fare con animali esistenti dal punto di vista fisico, bensì con tutto ciò che compete anche nel cosi detto mondo invisibile, cioè quello dell’anima e dello spirito.

Un cane chiamato Cambogia

I cani non sono tutti uguali e non lo sono nemmeno le loro relazioni con l’uomo. Questo è ciò che ho re-imparato in Cambogia. Si, mi sorprendo sempre quando io, paladina del non dare niente per scontato, mi ritrovo a scoprire nuove realtà, abitudini, modi di vivere, che da qualche parte avevo pure letto, ma avevo accantonato perché molto lontane dai miei usi e costumi.

Che ogni relazione uomo-cane sia unica ed irripetibile, perché basata su due individualità uniche ed irripetibili, è uno dei principi su cui si fonda il mio lavoro, ma ciò di cui ho fatto esperienza in Cambogia è differente, le basi culturali della relazione uomo-cane sono decisamente diverse rispetto al nostro standard occidentale.
In Cambogia il cane domestico, come lo intendiamo noi, non fa parte della consuetudine, bensì l’uomo è circondato dai cosiddetti “cani di villaggio”, come li chiama Richard C. Francis nel suo libro “Addomesticati”, che descrive così:

sono cani assai simili alla maggior parte di quelli vissuti 8000 anni fa. Come i loro antenati continuano a vivere fuori dalle abitazioni umane, si procurano il cibo da soli e soprattutto si accoppiano con chi vogliono. In breve vivono un’esistenza selvatica. Inoltre, in qualsiasi continente, hanno delle caratteristiche in comune: in generale di taglia media, con il pelo liscio e di colore variabile, talvolta pezzato. Le zampe più corte di quelle dei lupi e i denti relativamente più piccoli, la coda all’insù e il muso leggermente più corto. Non sono inclini a formare un branco.

Ed è vero. Sono tutti più o meno uguali, tutti con una corporatura affusolata e la coda arricciata, e sebbene tu li veda gironzolare per le strade non sono affamati come si potrebbe pensare. Se provi a dar loro da mangiare non si avventano su di te per prendere il cibo, anzi, sono anche un po’ scettici nell’avvicinarsi, molti ti stanno a distanza sebbene scodinzolino. E una volta che lanci del cibo nella loro direzione non è detto che lo annusino e lo mangino. Al momento sono rimasta basita da questo loro comportamento, sinceramente non capivo, poi ho capito che non capivo a causa dell’abitudine al tipo di relazione che da noi in occidente si è instaurata con il cane, che non dev’essere per forza uguale in tutto il mondo, insomma è un fatto culturale. Chiaramente la relazione tra uomo e animale è influenzata dalla cultura, e la popolazione cambogiana, è molto più legata al ciclo della natura e lascia molto più di noi che anche gli animali seguano quel flusso. In ciò non c’è niente di giusto o sbagliato, solo un altro modo di fare, di relazionarsi con loro, senza voler entrare nel merito di eventuali abusi e maltrattamenti nei confronti degli animali, visto che non serve sicuramente andare nel Sud-Est asiatico per vedere episodi simili.

Come descritto da Richard C. Francis effettivamente il modo di relazionarsi tra uomo e cane sembra si sia fermato alla Preistoria, sebbene il cane come specie si sviluppa proprio nell’Asia sud-orientale, e per dirla tutta, dato che la mia indole archeologica attende sempre al varco, il cane non appare nella iconografia della civiltà khmer. Sono altri gli animali venerati o raffigurati nei numerosi bassorilievi che narrano storie e momenti di vita quotidiana di questa civiltà perduta che si sviluppò tra il IX e il XIV secolo. Elefanti, scimmie, cavalli, serpenti, leoni, ma anche polli, conigli, pesci e maiali sono largamente rappresentati sulle pietre dei templi sperduti in mezzo alla giungla, ma del cane nessuna traccia. A meno che come accade nell’iconografia cinese non si parli di un cane scambiato per leone a causa della criniera con cui è rappresentato. Se rifletto un po’ in realtà anche nella nostra cultura il cane non è poi così tanto rappresentato, mi viene in mente il famoso mosaico di Pompei del “cave canem”, e poi degli affreschi che lo ritraggono in scene quotidiane, ma in tempi molto più recenti (XII sec.). Tutto ciò a parer mio è molto curioso, visto il rapporto di simbiosi che si è creato tra uomo e cane fin dalla Preistoria, eppure sembra che col tempo l’uomo l’abbia ben che dimenticato, o quantomeno dato per scontato.

Aldilà di ipotesi e congetture sulla relazione del cane e la civiltà khmer, mi pare chiaro che in Cambogia, come nel resto del Sud-Est asiatico quelli che noi consideriamo “cani” assomigliano più ai dingo (canis lupus dingo) che a quei animali domestici con cui siamo abituati a relazionarci nelle nostre case (canis lupus familiaris). È un cane “fermo” a 8000 anni fa, che sa gestirsi tranquillamente da solo e che sebbene ruoti attorno ai nuclei abitativi umani, a volte ci guarda ancora con diffidenza. È un cane che per sua fortuna (?) non dipende ancora dall’uomo, come invece accade da noi. Ciò dovrebbe farci riflettere sulla responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri cani, di comprendere le loro necessità e il loro stato d’animo, perché realmente sono creature che hanno riposto la loro fiducia in noi mettendosi nelle nostre mani.

E poi lui, Tommy, nome che gli ho dato io dal cane filo conduttore del meraviglioso libro “Il popolo degli Anima-li”. Un Golden incontrato sull’isola di Koh Rong Samloen con tanto di collarino, ma rispetto ai nostri cani occidentali immerso perennemente nel flusso della Natura, tanto da risultare spesso buffissimo. Passa gran parte del suo tempo a seguire i pesciolini in acqua. Non riesce a dare più che tanta attenzione all’umano perché pare chiaro quanto sia forte in lui il richiamo della Natura. E quando non è impegnato a seguire i pesciolini lo trovi a giocare con gli altri cani “dingo” che ci sono sull’isola… L’ho lasciato così all’alba, dopo aver fatto una piccola corsa insieme sul bagnasciuga, prima della partenza, a seguire insieme al suo amico dingo un granchietto sbucato da una delle buche che avevano scavato. Un’immagine che resterà sempre impressa nel mio cuore.

Facile vademecum sull’alimentazione secca del cane

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Non sono solita occuparmi dell’alimentazione dei nostri animali, sebbene sia un argomento importantissimo, dato che alcuni dei loro problemi fisiologici possono derivare in primis da ciò che mangiano, come diarrea, meteorismo e dermatiti varie. Destreggiarmi tra le percentuali di proteine, carboidrati e altri nutrienti non è il mio forte (magari lo potrebbe anche essere, ma più che altro mi annoia) e proprio per questo ho deciso di parlarne oggi, perchè in realtà con poche e facili nozioni si può riuscire ad avere già una soddisfacente visione di quanto sia valido per la nutrizione del nostro cane un determinato prodotto o meno. Ricordiamo che il cane non è un carnivoro obbligato come il gatto, poichè la vicinanza con l’uomo ha fatto si che si abituasse a mangiare anche alimenti diversi dalla carne, ma resta sempre il fatto che la sua dieta necessita di pochissimi carboidrati e non è detto che riesca sempre a digerire l’amido se non in piccole quantità.

Detto ciò, partiamo dalla percentuale di composizione del prodotto. Innanzitutto sappiate che non è obbilgatorio per legge che ci siano le percentuali dei componenti, però se c’è è chiaro che denota una maggior trasparenza della casa produttrice nei confronti del consumatore. Se non ci sono ricordatevi che gli ingredienti sono riportati in ordine decrescente di peso, quindi il primo della lista sarà quello in quantità maggiore. Spesso accade che se ci sono le percentuali non tutte vengano però riportate. Infatti non è detto che facendo la somma arriviate ad un ovvio100%.

In cosa consiste la differenza tra carne fresca disossata e carne disidratata? La carne fresca disoddata spesso può essere il primo ingrediente della lista degli ingredienti, ma dobbiamo tener conto che poiché è composta dalle parti più nobili dell’animale, la percentuale indica il peso della carne pesata fresca, che una volta disidratata perderà circa l’80% del suo peso perchè composto da acqua. Quindi all’interno della crocchetta la percentuale netta sarà di gran lunga minore (appunto l’80% circa) rispetto a quella descritta sull’etichetta. Comunque sia trovare questa dicitura è già un indice di buona qualità del prodotto. La carne disidratata invece, anche se di primo acchito potrebbe non sembrare, in realtà è la migliore tra le due diciture, sia perchè non contiene solo muscolo, ma anche interiora dell’animale (parti che l’altro animale -il nostro pet- mangerebbe in natura!) sia perchè essendo disidrata la percentuale sull’etichetta corrisponde a quella reale all’interno della crocchetta. Vorrei inoltre sottolineare che la dicitura farina di carne che si trova in molte crocchette, non garantisce assolutamente gli stessi standard della carne disidratata, poichè è un ricliclaggio di carcasse animali delle quali non viene certificata la causa di morte e oltrettutto non è esclusa dal processo di trasformazione la presenza di ossa all’interno del prodotto finale.

E ciò vale per la composizione del prodotto. Poi è buona cosa dare un’occhiata ai componenti analitici semplicemente per capire che percentuale di carboidrati c’è all’interno del prodotto. Si, perchè di solito non è indicata e bisogna calcolarsela da sé. Ciò è molto importante perchè, sebbene il cane si sia adattato in migliaia di anni ad una dieta sedentaria a volte anche simile a quella dell’uomo, non è detto che il singolo individuo riesca a digerire bene i carbodraiti, poichè in natura non li mangerebbe, quindi la percentuale di carboidrati all’interno delle crocchette bisogna sempre tenerla in considerazione, un valore all’interno di una buona crocchetta si aggira attorno al 30%.

Quindi in maniera grossolana, ma efficace sommate le percentuali (che trovate nei componenti analitici) di umidità, proteina grezza, grassi grezzi e ceneri grezze e sottraete il totale da 100. Avrete sicuramente una percentuale per eccesso, ma mal che vada sapete che la quantità di carboidrati non va oltre a quel valore.

Sono piccoli accorgimenti di base per iniziare a puntare sulla qualità di un prodotto e non sulla quantità/prezzo… Perchè non è che per forza tutti i prodotti che costano tanto, valgono, anzi ce ne sono certi in commercio che sono veramente scadenti. Iniziate a leggere le etichette, a farvi due facili conti, a confrontare un paio di marchi e scegliere a seconda delle necessità del vostro cane, perchè anche questo è prendersi cura di lui. Ricordatevi sempre che l’animale che avete a casa è unico nella sua individualità, non ne esiste un altro identico a lui e quindi potrà digerire o meno l’amido, le patate, il pollo, e di conseguenza è straimportante trovare l’alimento giusto per lui! L’alimentazione è uno dei punti chiave per avere un cane in salute!

Selezione delle razze canine: riflessione sul benessere dell’animale

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Di recente mi sono imbattuta in un articolo sui cani brachicefali, ossia quei cani che hanno il muso schiacchiato come Bulldog e Carlini, e su come l’uomo attraverso la modificazione genetica dei tratti fisionomici di questi cani ha contribuito alla comparsa di disfunzioni fisiologiche in queste razze. Si, perchè a causa del muso schiacciato queste razze hanno spesso seri problemi di respirazione che necessitano di cure, che naturalmente costano! Sarebbe quindi opportuno che chi decide di avere uno di questi cani in casa sappia già a quali rischi potrebbe andare incontro. Nell’articolo si prende in considerazione la proposta di vietare la riproduzione di questi cani per evitare a certe anime di nascere con le sembianze di Bulldog e Carlini così da non sottoporle in vita a certe sofferenze. Una questione particolarmente delicata che l’uomo già affronta quando, ad esempio, durante una gravidanza si riscontrano gravi sindromi o malformazioni del feto, solo che quando riguarda l’animale non avviene “per caso” ma il diretto responsabile di quella modificazione genetica è l’uomo.

Possibile che il genere umano sia arrivato a tanto? E poi per cosa? Nel senso che, quando si fa qualcosa, a prescindere dal risultato finale, mi chiedo sempre quale fosse l’idea, il valore iniziale che si voleva portare a termine: Il benesse dell’animale o il mero compiacimento del gusto estetico umano? Credo che sia doveroso cominciare a porsi certe domande… Soprattutto poi quando i cambiamenti sono così palesi in un arco di tempo relativamente breve rispetto ai tempi naturali dell’evoluzione di una specie. Per farvi un’idea guardate le foto di questo articolo che non riguarda solo Bulldog e Carlini. Aldilà dei canoni estetici che sono e resteranno sempre individuali e quindi relativi, se vi siete soffermati a leggere tra le righe le modifiche fisico-estetiche che l’uomo ha apportato artificialmente ai cani (e voglio sottolineare che il termine artificiale in questo contesto si contrappone esclusivamente a naturale, e cioé la selezione che ogni specie fa da sé scegliendo i propri partner riproduttivi) vanno a gravare nella maggior parte dei casi sulla funzionalità fisiologica.

Perchè dobbiamo togliere l’equilibrio a qualcun altro e gravare così tanto sulla sua evoluzione di specie? Un equilibrio che per millenni si è creato di giorno in giorno di generazione in generazione sulla base delle proprie necessità evolutive… E questa non vuole essere una riflessione rivolta esclusivamente agli allevatori, ma anche a chi come me decide di avere in casa un cane, poichè noi contribuiamo alla domanda di quel “prodotto cane”, perchè la maggior parte delle volte prendiamo una decisione valutando solo il lato estetico come se effettivamente fosse l’ultimo modello di smartphone venuto sul mercato, e invece STIAMO ACQUISTANDO UNA VITA! Possiamo pure comperare un cane, perchè dietro al suo prezzo c’è sempre il valore del lavoro fatto per gestire la gravidanza, farlo nascere e svezzarlo, ma ricordiamo anche che LA VITA VA TUTELATA SEMPRE, che io sia allevatore, proprietario di animali, veterinario, toelettatore o venditore di cibo per animali.

Non esiste una vita che valga meno di un’altra. In nessun caso. E sarebbe il caso che l’uomo  smetta di elevarsi a giudice super partes delle vite altrui… 

Di pari passo

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Gli animali ci parlano, o meglio: comunicano con noi. Si, perchè non mi riferisco solo ai bau, miao e versi vari, ma a tutta quella comunicazione non verbale fatta di gesti, immagini e situazioni. Se c’è una cosa che con gli anni ho imparato da loro è che sono degli ottimi barometri, indicatori di noi umani con il quale condividono la casa, e spesso ti dicono anche che aria tirerà nei giorni futuri…

É già la seconda volta che mi succede con Fiocchi, il mio cane: a distanza di un paio di settimane da un suo problema alla zampa posteriore destra, ecco che ‘infortuno anch’io allo stesso arto… La prima volta è stata la peggiore per entrambi, la seconda più lieve, ma è servita da conferma! C’è una frase di Agatha Christie che dice: Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi sono una prova. Bene, dal momento che non credo alle coincidenze per quanto mi riguarda posso iniziare ad indagare già con due indizi!

Per quanto io lavori con gli animali e non con serial killer, alcuni dei metodi d’indagine dei quali mi avvalgo sono gli stessi che usa la squadra BAU (Behavioral Analysis Unit) di “Criminal Minds”: profiling e intervista cognitiva sono all’ordine del giorno, ma quando il lavoro è da fare su se stessi diventa molto, ma moooooooolto più difficile, perchè ci sono pure le proprie proiezioni che annebbiano la reale percezione delle cose, e per fortuna, se non dovessi riuscire ad essere obiettiva, anch’io mi posso avvalere di altri esperti professionisti del campo!

La cosa bella di tutto ciò è l’interconnessione tra tutti quanti in casa: Betún momentaneamente chiuso in gabbia perchè stiamo cercando di ridimensionare un attimino la sua territorialità, tanto che così ottimizzo la mia convalescenza senza avere un coniglio perennemente tra i piedi e Nina che tutto d’un tratto mi si improvvisa crocerossina dormendomi accanto tutte le notti e arrivando tutte le mattine appena apro gli occhi per alzare le mie frequenze.

Si, perchè quando si parla di piedi e caviglie, c’è un forte nesso con le proprie radici. E proprio la notte prima di farmi male ho sognato che andavo dall’estetista a farmi la pedicure per farmi togliere delle specie di radici che avevo incuneate nelle pelle delle piante dei piedi, dalle quali sbucavano folti fili d’erba, tanto che le piante dei miei piedi erano proprio rivestite da un soffice prato, che non mi dava fastidio, però non era bello!

Se c’è un’altra cosa che ho capito è che quando qualcosa non è bello vuole dire che non piace, e se non piace bisogna rimboccarsi le maniche per far si che diventi bello per se stessi, rispettando il proprio canone di bellezza, perchè deve piacere e far stare bene contemporaneamente. E allora tutti all’opera per capire cosa c’è di così profondo da cambiare in me, ognuno a lavorare su qualcosa, ognuno di noi dice e fa qualcosa, ognuno ha il suo ruolo e da il suo apporto a questo nuovo caso di casa! Siamo fantastici, una squadra coi Fiocchi… Anch’io ho la mia squadra BAU, ma non facciamo parte dell’FBI! Ho sempre sostenuto che questa mia famiglia sia una squadra, ogni tanto cambiano i loro componenti, ma chiunque arrivi qui è sempre molto affiatato e sa decisamente il fatto suo!

 

Ri-bellarsi, la parola più bella del mondo!

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Sono giorni che rifletto su questa parola, sarà la Cataluña, sarà quel che sarà, ma rieccheggia in me come non mai. E più prendo coscienza della sua etimologia, più capisco che fa parte di quella cerchia di parole di cui è stato alterato o nascosto il significato per far si che l’uomo provi un senso di colpa nel fare qualcosa di bello per sé! Una parola che di solito si mette in relazione a disordini civili, scontri armati, forche e forconi ma  che in realtà contiene il valore, il principio più bello del mondo: la BELLEZZA!

Preso atto che qualcosa effettivamente non torna, ma senza voglia di arrivare a parlare in astratto di tristi tesi complottistiche contro l’umanità, mi ritorna in mente la frase che più di ogni altra cosa riassume tutto ciò che sto facendo nella mia vita:

Gli animali sono anime alleate che aiutano l’uomo a non disumanizzarsi per le ferite ricevute dagli altri.

Si. Che poi non è niente di diverso del RI-BELLARSI, è la stessa cosa solo detta con altre parole e proposta attraverso la consapevolezza della relazione con gli animali. Bene. Quindi mi sto adoperando a ri-bellare il mondo… Wow!

Ogni tanto prendere coscienza di queste cose fa veramente bene, ti fa sentire bene anche con quella parte del mondo che non ti capisce, perchè fondamentalmente lo fai anche per aiutare loro. Prendere coscienza di ciò che fai ti fa proprio dire “WOW!” ed essere orgoglioso e soddisfatto di te!

Queste e molte altre riflessioni affollano la mia mente quando porto fuori Fiocchi, ma non senza darmi anche un qualcosa di concreto durante la passeggiata. Tanto che proprio mentre mi interrogavo sul significato nascosto di quella parola, mi ritrovo davanti al parcheggio di una proprietà privata con tanto di sbarra e cartello  “Noi non possiamo entrare” con la solita immagine del cane stricato di rosso. Naturalmente Fiocchi va proprio lì, annusa tutt’intorno l’erba accanto alla colonnina dove c’era in bella vista il cartello e con la nonchalance che contraddistingue tutti i cani che si relazionano con il mondo artificiale dell’uomo, ci fa la pipì sopra…

RI-BELLARSI e mi è scoppiata una grossa risata! Si, perchè la questione delle pipì canine credo sia il cruccio di chi va in giro con un cane maschio. Perchè sui muri no, perchè sono muri, sulle macchine no, perchè sono macchine, sul marciapiede nemmeno perchè è brutto da vedere, e in mezzo alla strada diventi un pericolo pubblico, per non parlare poi dei spazi verdi, anche quelli a volte non vanno bene.

Ciò che voglio dire è che mi stava già salendo un misto di fastidio e disagio per dover eventualmente confrontarmi con qualcuno su una situazione che dal punto di vista legale non giocava a mio favore (perchè poi di solito queste discussioni finisco sui commi del codice civile e le ordinaze del sindaco!) e Fiocchi nel suo essermi anima alleata si è ri-bellato (ma lui è sempre bello!) a ciò che può risultare eccessivo del mondo di noi uomini, per farmi tornare il sorriso

Non servono forche e forconi per ri-bellarsi, e nemmeno fumogeni e bombe carta, a volte basta una pipì! ^_^

Fiocchi, Nina e Betún feat. Worsopp Drive

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Non è facile ritornare a scrivere sulla pagina di un blog, quando la prima esperienza (SdS’ World) si è via via spenta sulle note di un lutto dopo l’altro. Dare l’addio a coloro che mi avevano spronato ad aprire quel blog per raccontare le loro storie e i miei pensieri è stato doloroso, tanto che nell’ultimo periodo quella pagina era diventata per me come un bollettino di guerra, la pagina dei necrologi di un quotidiano.

Obi Wan, Leila, Luca, Yumi, Zampa, Caramello, Merlino e molti altri amici se ne sono andati lasciando dei vuoti che, come la Natura insegna, vanno riempiti d’altro, ed ecco che un po’ alla volta qualcun altro è arrivato, e qualcun altro, che c’era già, per fortuna c’è ancora a dare quella sorta di continuità che sempre la Natura insegna esserci.

Ed ecco che oggi sono qui a passarmi il testimone in veste nuova, a portare avanti quel lavoro nato con SdS’ World, ma che ora è diventato qualcosa di più concreto: Worsopp Drive e Dimensione Zampa, il mio studio olistico per animali. Prima era solo il racconto delle mie esperienze relazionali con il mondo animale che mi circondava, ora è un vero e proprio mestiere e con nuovi collaboratori, che mi sostengono sempre nella mia sfera privata, ma non per questo posso escluderli da ciò che è Worsopp Drive nella sua interezza.

Quindi è proprio su questa pagina che da oggi racconterò nuovamente ciò che accade in casa con la collaborazione di Fiocchi, il bovaro del bernese già protagonista tra le pagine di SdS’ World, Nina, la gatta invisibile, e Betún, il coniglio irriverente, ultimo arrivato nella squadra.

Da oggi mi riprendo l’impegno di scrivere per raccontare e divulgare il mondo delle relazioni con i miei animali, le mie anime alleate che mi accompagnano nel cammino della vita di tutti i giorni, con le mie difficoltà e le mie gioia, con i miei dubbi sul mondo e i miei pensieri più profondi.